15 Apr 2024
EventiRiflessioni

Metamorfosi digitali: al confine fra business e tecnologia

Dove i paradossi narrano storie di metamorfosi e le tensioni organizzative disegnano miti digitali

“Cambiamento”: un termine forse fin troppo abusato. Intensamente desiderato da alcuni, fortemente respinto da altri. Ma ogni cambiamento, innovativo o distruttivo che sia, è una fase di transizione quasi sempre inevitabile fra ciò che eravamo prima e ciò che siamo diventati, un nodo che intreccia ed evolve il passato nel futuro. Le aziende sono cambiate molto negli ultimi anni e continueranno ad evolversi ancora. La relazione fra tecnologie e business è da sempre al centro dell’interesse scientifico, ma oggi, grazie anche al grande impulso offerto dall’intelligenza artificiale, questo dibattito è diventato centrale.

La velocità di questi cambiamenti è aumentata esponenzialmente e il rischio di deviare o di capottarsi al crescere della velocità in curva (cambiare etimologicamente deriva da “curvare”) è sempre più alto. Non è più così facile comprendere e anticipare questi “cambiamenti”. È necessario invece accogliere una verità differente: il business, come il resto del mondo, vive in uno stato di trasformazione e metamorfosi incessante.

“Metamorfosi” diventa così il termine chiave per rappresentare una nuova realtà. Andare oltre lo stato iniziale verso una nuova forma, che insieme innova e conserva, non cancella il pregresso. Curioso che un termine così legato al nostro tempo sia lo stesso utilizzato duemila anni fa dal poeta latino Ovidio per l’opera che maggiormente l’ha consacrato.

Le Metamorfosi sono un poema epico in 15 libri che ripercorre la storia del mondo dalla sua origine alla contemporaneità del poeta. Ciò che rende eterno questo poema, che continua ancora ad affascinarci con messaggi e ispirazioni, è il valore che viene dato alla narrazione stessa. Non c’è nulla di didascalico in Ovidio: per raccontare la storia del mondo il poeta utilizza dei miti, oltre 250 storie di trasformazioni, conflitti ed evoluzioni.

Ecco allora che alcuni dei miti di Ovidio, se letti con un occhio attento e creativo, possono darci una chiave di lettura della modernità e delle metamorfosi di cui siamo insieme protagonisti e spettatori. «Ingenuo, perché t’illudi d’afferrare un’immagine sfuggente? Ciò che brami non esiste» (Met., III, 431-432): questa domanda, rivolta a Narciso in procinto di buttarsi in uno stagno, vorrebbe avvisarlo del suo inevitabile destino. Il mito racconta anche la storia di Eco, una bellissima ninfa innamorata di lui, che, rifiutata, si piega al dolore al punto che di lei rimane soltanto una voce che riecheggia fra le montagne. Narciso, punito dagli dei per la sua stessa insensibilità, viene condannato ad innamorarsi della sua immagine riflessa, che, alla fine, sceglie di raggiungere decretando così la sua morte. Questo mito è la storia di due ragazzi che non riescono ad instaurare una relazione bilanciata e per questo finiscono per morire entrambi. In azienda, il rischio è lo stesso. Eco rappresenta il business che si muove fra organizzazione e processi: i manager avvertono il fascino dei dati (Narciso) ma non sempre riescono ad instaurare con essi un rapporto a valore, per mancanza di tempo o di cultura. Viceversa, anche i dati – se rimangono prigionieri di se stessi – creano uno “stagno digitale” in cui l’impresa rischia solo di annegare. È il grande pericolo del “digital twin”: una proiezione della realtà aziendale, ma che non sa trasformarsi in un’analisi profonda delle evidenze di business e che – conseguentemente – non orienta in modo corretto le decisioni del management.

Nelle aziende si è molto spesso tetragoni all’adozione di strumenti avanzati di analisi dei dati e di intelligenza artificiale. Accanto al fascino della novità, tuttavia, si sta facendo strada anche un timore: che queste tecnologie possano cadere in errore. Anche nelle Metamorfosi, Orfeo, affranto dalla scomparsa della sua amata Euridice, discende negli inferi per cercarla. Commossi dalla vicenda e sedotti dalla musica di Orfeo, gli dei gli consentono di ricondurre Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio non si volti a guardarla. Durante il tragitto, Orfeo, temendo di essere ingannato, sospetta di avere dietro di sé solo un’ombra: si volta per controllare e perde Euridice per sempre. Questa storia ci parla dunque di un secondo aspetto rilevante: anche se è inizialmente difficile, la fiducia verso le nuove tecnologie (in primis: l’intelligenza artificiale), che Euridice rappresenta, è indispensabile per consentire alle aziende (Orfeo) di guardare avanti senza indugi, partendo dalla certezza delle evidenze e concentrandosi solo sullo sviluppo (dove l’intelligenza naturale e l’intuito sono e rimangono insostituibili).

Infine, ci si può ispirare all’affascinante tela di Aracne per imparare il valore della connessione. Aracne vince su Atena in una sfida sull’arte della tessitura, realizzando un arazzo che non rappresenta una sola scena, ma è invece l’intricata unione delle diverse storie d’amore degli dei. Così come la vittoria di Aracne è data dalla capacità di armonizzare vicende differenti, in azienda il successo è possibile solo se si è capaci di stabilire delle connessioni fra tutti gli attori lungo la catena del valore (acquisti, produzione, vendite, logistica, pianificazione, ecc.) ma, soprattutto, estendendo la ragnatela della collaborazione all’intero network in cui è inserita l’azienda (i fornitori a monte, i clienti a valle).

Calvino, grande estimatore delle Metamorfosi, diceva che il mito per Ovidio è «un campo di tensione». “Tensione” è un’altra parola chiave per le imprese: una condizione sempre presente, a cui le aziende devono costantemente fare fronte. Le tensioni non possono essere combattute e risolte, ma vanno accettate, scendendo a patti con il paradosso di un sistema (l’azienda) che dovrà sempre ricostruire l’equilibrio fra passato (con in rischio di fossilizzarsi) e futuro (con il rischio di disintegrarsi).

Innanzi ai nuovi miti digitali, le aziende sono oggi chiamate dunque a valorizzare le tensioni, sposando un approccio generativo e accogliendo una nuova affascinante metamorfosi: trasformare il caos in creatività, l’incertezza in valore, la complessità in opportunità.