Mappe, bussole e direzioni: un pomeriggio al Bosco Romagno
Anche questa estate ci siamo ritrovati per trascorrere un pomeriggio e una serata insieme. Fra gli alberi e i sentieri del Bosco Romagno abbiamo provato l’orienteering e, come ogni anno, abbiamo capito che ci sono esperienze che vanno oltre l’attività in sé.
L’orienteering, nella sua semplicità fatta di mappe, bussole e direzioni, si è rivelato molto più di un gioco all’aria aperta. È stato uno specchio, un campo neutro dove ognuno ha portato se stesso — e insieme abbiamo scoperto qualcosa in più non solo del territorio, ma soprattutto del nostro gruppo.
C’erano i meticolosi, quelli che tenevano la mappa come fosse una reliquia, che contavano i passi e scrutavano ogni dettaglio. C’erano gli intuitivi, che seguivano l’istinto più che la traccia. E poi i silenziosi, osservatori attenti, che parlavano solo quando serviva; i trascinatori, che incitavano il gruppo a non fermarsi anche quando la pioggia diventava battente.
Sì, perché ha piovuto. Una pioggia di quelle che fanno venire voglia di mollare tutto e tornare al caldo. Ma nessuno si è tirato indietro. Anzi. La pioggia ha reso tutto più autentico. Ha tolto i filtri, ha sporcato le scarpe, ha fatto ridere quando ormai eravamo troppo bagnati per lamentarci. Ha reso le difficoltà reali e il traguardo più sentito.
Le sfide non sono mancate: punti nascosti, percorsi sbagliati. Eppure, ogni errore è diventato un’occasione per ascoltarsi, per andare in aiuto di un compagno, per accettare che a volte la direzione giusta non è quella più veloce, ma quella che tiene insieme il gruppo.
E alla fine, nessuno ha vinto da solo.
Tra sorrisi, fatica e complicità, abbiamo riscoperto il senso profondo dell’essere squadra.
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