27 Apr 2026
EventiRiflessioni

Da un grande potere derivano grandi responsabilità: i superpoteri dell’AI

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità” è un celebre aforisma legato alla figura di Spider-Man. La frase sottolinea che chi possiede abilità o influenza superiori alla media ha il dovere di usarle per il bene: i ‘superpoteri’ sono allo stesso tempo il talento e la maledizione del supereroe.

Al giorno d’oggi ognuno di noi, in qualsiasi contesto si trovi, ha affianco – accessibile ed immediato – un nuovo supereroe: l’intelligenza artificiale. Abitanti del mondo contemporaneo, oscilliamo costantemente fra una realtà ordinaria, plasmata da logiche lineari e rassicuranti, e una realtà straordinaria, dove il tempo si è fatto complesso e dominato da una nuova tecnologia.

Come qualsiasi supereroe che si possa definire tale, anche l’intelligenza artificiale è dotata di superpoteri che, per gli osservatori più attenti, ricalcano le abilità di grandi eroi moderni: la velocità di Quicksilver, la telepatia del Professor X, l’invisibilità della Donna Invisibile, la creazione di Molecola, la mutazione di Mystique, la visione aumentata di Iron Man, la preveggenza del Dottor Strange e il teletrasporto di Nightcrawler.

Ma ogni potere, si sa, è solo un altro modo per richiamarci alla responsabilità e al buon senso. Consideriamo, ad esempio, la visione aumentata di Iron Man. Se a livello puramente tecnologico essa si manifesta attraverso la computer vision e la anomaly detection, il suo impatto in azienda è tangibile nella capacità di rivoluzionare la manutenzione predittiva e innalzare i parametri di qualità. Eppure, il rischio che si annida in questa straordinaria abilità è la creazione di una falsa sicurezza: un eccesso di fiducia nei modelli che può portarci a smarrire il senso critico, delegando la supervisione a una macchina che non possiede il nostro intuito.

Sebbene il richiamo ad usare – o, forse, ‘abusare’ – di queste abilità sia seduttivo come il canto delle sirene, il confine fra supereroe e villain è sottile, un gioco di equilibri fini. E il rischio di superarlo è oltre misura concreto.

Per evitare che l’invisibilità o il teletrasporto si trasformino in strumenti di caos, le aziende devono farsi carico della creazione di una nuova classe di AI worker, formati per collaborare con la macchina senza mai rinunciare al controllo umano. Perché, in fondo, la missione non è dominare la tecnologia – o dire di saperlo fare – ma saperla guidare, e guardare, con la giusta visione: come un’alleata e mai una sostituta.

Di questo, e molto altro, abbiamo parlato insieme agli studenti di Data Science and Artificial Intelligence dell’Università degli Studi di Trieste, durante gli AI Talks organizzati da AI Student Society (AI2S), insieme a Fabio Candussio.